Arenati a Bardia

Paesi di emigrazione
LibiaData di partenza
1939Periodo storico
Periodo tra le due guerre mondiali (1914-1945)Temi
guerra

Temi
guerraÈ in corso la battaglia di Bardia con le truppe alleate che sono all’attacco dell’esercito italiano nel Nord Africa. Bajoni accorre con la nave ospedale Aquileia nel porto della città libica per soccorrere i feriti.
Arriviamo alle prime luci dell’alba del 15/12 mattina a Bardia: la costa in quel luogo è rocciosa, alta 50 metri circa sul livello del mare, la rada ha la forma di un atollo con una stretta entrata e il paesino è in alto sulla costa. Lo si raggiunge dal porticciolo per mezzo di una stradina sterrata. Entriamo con difficoltà e giriamo subito la nave con la prua all’imboccatura e con la poppa a pochi metri da una piccola banchina semi distrutta. Quasi al termine di questa manovra sentiamo uno scossone : ci siamo arenati. Come saremmo usciti ? Non ci sono rimorchiatori, il mare all’imboccatura è agitato. Bardia è accerchiata dalle forze inglesi. Il fronte è a circa 7 chilometri, i nostri soldati si difendono con i denti. Al largo, anche se non la vediamo, sappiamo che c’è la squadra inglese. Imbarchiamo i feriti sotto i colpi di artiglieria provenienti da terra e per la maggior parte diretti sul paese e sulla periferia, bombardamenti aerei e mitragliamenti del piccolo porto. A quanto potevo vedere, sono sicuro che fummo intenzionalmente risparmiati dai mitragliamenti a volo radente. Certamente i piloti erano a conoscenza che, tra i feriti che imbarcavamo, c’erano anche prigionieri inglesi che avevano urgente bisogno di aiuto e che non potevano essere abbandonati a rischio della vita. Che fine faremo? Nel migliore dei casi seguiremo la sorte degli assediati di Bardia: prigionieri. Don Giulio, me lo disse in seguito, mentre si trovava su un piccolo pontile in legno vicino ad alcuni feriti gravi venne chiamato d’urgenza in un postribolo vicino al porto ad assistere due prostitute moribonde : una era stata colpita in pieno petto e i seni erano distrutti, l’altra aveva la pancia aperta da una grande ferita. Il signor Pedone e io eravamo entrambi al nostro posto di manovra a poppa estrema e quindi rivolti verso il paese : ad un tratto, il Signor Pedone (rispettoso della religione e di Don Giulio, ma poco praticante) si volta verso le rovine del campanile rimasto sulla chiesa ed esclama : – Santo di quella chiesa, se ci fai uscire da questo guaio, ti prometto che se arrivo a guerra finita ti porto…(non ricordo cosa)”. In questa circostanza il Comandante Luisi dimostra le sue grandi qualità : dopo un consiglio con gli ufficiali di plancia, tenta l’impossibile. Mettendo le macchine a tutta forza e facendo forza sulle ancore, con il cuore in gola, riusciamo a smuovere la nave non senza aver urtato, a causa del forte vento di traverso e il poco spazio per manovrare, con il mascone di destra contro una roccia sporgente e finalmente alle 17 siamo in mare aperto. Siamo riusciti ad imbarcare con difficoltà circa 560 feriti italiani, tedeschi, inglesi mentre la nostra capacità era di 800 posti. Secondo gli ordini ricevuti via radio dirigiamo per ricerca naufraghi al largo di Capo Methoni (Peloponneso). Per precauzione navighiamo, con mare grosso, sbandati di poco sulla sinistra in attesa di conoscere l’entità dei danni subiti. La ricerca è infruttuosa e attracchiamo a Pilos, all’interno della omonima rada nel pomeriggio del 17. Poco dopo il nostro arrivo, un bombardamento sul porto. Una bomba colpisce sulla banchina un capannone pieno di sacchi di uvetta, quella che in Brianza chiamiamo “passolina” e che si mette nel panettone. Quel giorno una nuvola di uvetta ci ha investito : i panettoni eravamo noi, l’avevamo fin nei capelli, e nelle orecchie. Abbiamo fatto un esame più accurato del colpo ricevuto al mascone con questo esito : si tratta solo di una forte botta che, però, non ha provocato la schiodatura delle lamiere. Si riparte, quindi, per Bari. Costeggiamo l’isola di Sfacteria e vediamo il cippo innalzato a ricordo di Santorre di Santarosa ; fuori la baia il mare è sempre grosso, in serata, un soldato tedesco elude la sorveglianza, sale in coperta e : si è buttato in mare o un’onda da una incappellata l’ha trascinato in mare ? Viene calata la lancia con la squadra di salvataggio “Uomo in mare”, ma purtroppo con mare cattivo le ricerche sono infruttuose.
Giungiamo a Bari nella mattinata del 20. Fermata in questo porto sino al 27. Stella Maris, che ci protegge, ci fa trascorrere il S.Natale a terra.
Il viaggio

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