Charleroi, andata e ritorno

Mestieri
minatore, operaioLivello di scolarizzazione
licenza elementarePaesi di emigrazione
BelgioData di partenza
11.1946Data di ritorno
4.1947Periodo storico
Periodo post seconda guerra mondiale (1946-1976)Nella difficile situazione del dopoguerra, l’abruzzese Giuseppe Melchiorre decide di tentare la via dell’emigrazione. La destinazione è la miniera di carbone di Charleroi, in Belgio.
Nel 1946 non c’era ancora nessuna possibilità di trovare lavoro a Bussi e iniziò l’emigrazione. Chi aveva soldi e parenti oltreoceano prese la via dell’Australia, del Venezuela, degli Stati Uniti e dell’Argentina; chi era al verde come me emigrava clandestinamente e a piedi in Francia o, come feci io, in Belgio. Si diceva, e probabilmente era vero, che il Governo italiano ottenesse dal Belgio un quintale di carbone per ogni italiano che emigrava per lavoro in quello Stato. Feci domanda nel mese di ottobre e verso metà novembre mi chiamarono per la partenza; eravamo in dodici di Bussi: alcuni si erano fatti ingannare dal contratto e avevano lasciato il posto di lavoro nella fabbrica di Bussi per le miniere di Charleroi, a milletrecento metri sotto terra. Come immaginavo, quel lavoro a me non piaceva; infatti al momento della partenza da casa avevo detto ai miei che, poiché stava arrivando l’inverno e a Bussi il lavoro non c’era, partivo perché se non altro avrei cercato di svernare in Belgio fino a marzo: senza riflettere sul fatto che avevo firmato il contratto per due anni, e il contratto andava rispettato!
Non tutti riuscivano a sopportare quel tipo di lavoro veramente massacrante, e anche quello che era scritto sul contratto non sempre veniva rispettato dai datori di lavoro; inoltre la paga, settimanale, era piena di trattenute e i soldi che ci davano a malapena erano sufficienti per vivere. Il rischio di incidenti, poi, era grandissimo: non c’era giorno che non ci scappassero dei morti. L’aria era pesante e ancora non si conosceva la silicosi, che ha fatto strage, per non parlare del grisou, una miscela esplosiva altamente pericolosa. In fondo alle miniere c’erano dei cavalli, utilizzati per trainare i carrelli di carbone, i quali venivano riportati in superficie solo dopo la morte e quelli ancora in vita erano tutti ciechi per il lungo tempo trascorso a milletrecento metri di profondità.
Gli operai che lasciavano il lavoro erano tanti e altrettanti quelli che arrivavano. Bastava per due giorni uno non si presentasse sul posto di lavoro che subito arrivavano i gendarmi a chiedere il motivo, se si voleva per esempio cambiare miniera; se uno poi chiedeva il posto in superficie, i gendarmi rispondevano che quello era per i belgi, che avevano già fatto trent’anni in miniera. Quelli che decidevano di non tornare in miniera venivano rispediti a casa con delle tradotte, insieme al carbone. Però, lungo il tragitto per l’Italia, ci si incrociava con gente diretta in Belgio, a cui quelli che tornavano raccontavano la situazione di lavoro nelle miniere con il risultato che più della metà dei connazionali faceva marcia indietro. Le autorità belghe, venute a conoscenza di questo fatto, non permisero più che chi voleva rimpatriare andasse per conto suo, sicché quando io e alcuni altri decidemmo di tornare in Italia fummo rinchiusi in un camerone, fino a quando non si raggiunse il numero di persone per una tradotta completa. Poi ci inquadrarono e, scortati da molti gendarmi, fummo accompagnati alla stazione e messi sul treno: dopodiché furono piombate le porte, che si riaprirono solo a Milano, luogo di destinazione, per non farci incontrare con quelli diretti nelle miniere. Prima di tornare in Italia, però, mi dovetti sobbarcare ventotto giorni di prigione per non aver rispettato il contratto: per affrettare il rientro mi feci inviare una lettera dall’Italia con una notizia falsa, cioè che mio padre era gravemente malato e dovevo tornare a casa.
Con i risparmi riuscii a comprare un paio di scarpe per la fidanzata: erano belle, ma al ritorno crearono problemi in casa mia, perché a mia sorella della stessa età di Lauretta, non avevo portato niente. Avrò pure sbagliato, ma i soldi non c’erano e purtroppo dovevo per forza scontentare qualcuno.
Il viaggio

Mestieri
minatore, operaioLivello di scolarizzazione
licenza elementarePaesi di emigrazione
BelgioData di partenza
11.1946Data di ritorno
4.1947Periodo storico
Periodo post seconda guerra mondiale (1946-1976)