Giù nella miniera

Mestieri
minatoreLivello di scolarizzazione
Paesi di emigrazione
FranciaData di partenza
1946Periodo storico
Periodo post seconda guerra mondiale (1946-1976)Le disperate condizioni di lavoro nelle miniere francesi del dopoguerra, descritte da Attilio Picinelli. Decine di chili di equipaggiamento da trasportare addosso, cunicoli impervi dentro i quali muoversi e una paga da fame spingono in molti ad abbandonare il lavoro.
Dopo due giorni ci fecero fare conoscenza con la miniera. Era tutt’altra cosa di come l’immaginavo e in peggio. Ci diedero la tuta, un paio di scarpe, un casco. Questo era quello che dovevamo indossare per scendere in miniera, preso l’ascensore in pochi secondi giungemmo a meno 1050, tutti erano sordi, la velocità e il cambio di temperatura ne era la causa. Sotto c’era il magazzino materiale dove si teneva tutto l’equipaggiamento per il lavoro ad ognuno ci diedero un armadietto dentro il quale si metteva il materiale in dotazione. Questo materiale era composto di: martello pneumatico 12 kg — due punte 6 kg un tubo in gomma 30 metri 15 kg — un’ascia 4 kg una lampada 5 kg tutta questa roba doveva essere portata al posto di lavoro e alla fine riportata nell’armadietto, la distanza da percorrere era di un paio di km attraverso gallerie oscure, rischiarate solo dalla tenue luce delle lampade. Le traverse e le rotaie occupavano quasi tutta la galleria. Ogni tanto qualcuno inciampava e cadeva. Finalmente siamo arrivati dove il giorno dopo si doveva lavorare. Si doveva arrampicare in una taglia non più alta di 80 cm, per salire si doveva strisciare come biscie, io che sofro di claustrofobia chiesi ed ottenni di lavorare in galleria. Sotto faceva molto caldo, si lavorava solo con i pantaloni; l’aria condizionata era portata tramite grossi tubi, senza quella non si poteva respirare. Il frastuono di centinaia di martelli pneumatici era assordante, la polvere impediva di vedere a più di un metro. Dopo la prima paga, già qualcuno aveva deciso la via del ritorno, qualcun’altro per pagarsi il biglietto aveva dovuto attendere altro tempo. Comunque le paghe erano di fame, alla fine mese quel poco che si aveva messo da parte, serviva per comperarsi qualcosa da mangiare, quello che la mensa ci dava non era sufficiente per il duro lavoro della miniera, poi cerano le tute da comperare, dopo pochi giorni bisognava lavarle e rattopparle, con le pezze delle vecchie si aggiustavano le nuove. Sempre più minatori lasciavano per ritornare a casa specialmente chi aveva a carico famigliari e non potevano mandare alcun risparmio.
Il viaggio

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