La lezione di italiano

Mestieri
cooperanteLivello di scolarizzazione
laureaPaesi di emigrazione
EcuadorData di partenza
2011Data di ritorno
2011Periodo storico
Periodo contemporaneo (dal 1977 ai giorni nostri)

Nel 2011 Agostino Arciuolo trascorre alcuni mesi in Ecuador, impegnato in progetto di cooperazione allo sviluppo. Tra le sue mansioni, l'insegnamento e l’intrattenimento dei bambini che vivono nell’azienda dove presta servizio.
La lezione d’italiano, fatti salvi gli inciampi del mio castigliano da principiante, è andata meglio del previsto: i ragazzi stavano tutti seduti ai loro posti, ad ascoltarmi attentamente, armati di carta e penna per prendere appunti. Mi hanno chiesto di insegnare loro i nomi dei colori: ho cominciato allora scrivendo su un lato i colori in lingua spagnola per poi scriverne affianco le rispettive traduzioni. Stavo per terminare la prima colonna, quando un ragazzo, Juanpablo, si è alzato di scatto e senza dire niente si è avvicinato alla lavagna, ha cancellato l’accento dalla u di azul, e lo ha messo sulla o di marrón. La mossa mi ha lasciato interdetto per qualche istante, gli stessi che lui ha impiegato per rimettersi comodo al suo posto, con l’andatura tranquilla di chi pensa di non aver fatto nulla di strano. «Grazie» gli ho detto, prima di rigirarmi per ultimare l’elenco. Sono davvero in gamba questi mocciosetti, e hanno una voglia inesauribile di imparare cose nuove, rara a incontrarsi in bambini della loro età: a fine lezione già avevano mandato a memoria una decina di colori in italiano, benché non pronunciati sempre nella maniera corretta.
A metà mattinata, finita la ricreazione, la Senora Maria mi ha preso in disparte per dirmi che «con i più grandi, per oggi va bene così. Hai fatto un buon lavoro. Ora ti affido i più piccoli, trova tu un gioco per farli divertire». I bambini, contenti di riavermi di nuovo fra di loro, mi hanno come al solito assalito con le loro urla, le loro braccia, la loro smania di manifestarmi, anche con violenza, il loro affetto. Mi sono poi lasciato condurre nel loro mondo d’incanto, fatto di sogni ad occhi aperti, abbracci sospesi a mezz’aria, di arcobaleni veri dipinti sulle pareti, di piccole grandi opere con i mattoncini lego, di castelli di sabbia e aeroplani di carta. Ho mostrato loro come trasformare un foglio di quaderno in una barca galleggiante o in una rana salterina. Ne sono rimasti incantati. A fine giornata ho aiutato Erica e Fabricio, due dei ragazzi più grandi, a ripulire e mettere in ordine l’aula. Oggi toccava a loro. Ogni giorno, a turno, fanno questo servizio di pulizia da soli. Li ascoltavo, tra uno sgambetto e una risata, ripassare la lezione d’italiano. «E come si dice hasta mariana?» mi hanno chiesto prima di salutarci. «A domani» ho risposto.
Il viaggio

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