La terra infuocata

Mestieri
studenteLivello di scolarizzazione
licenza media inferiorePaesi di emigrazione
LibiaPeriodo storico
Periodo tra le due guerre mondiali (1914-1945)Com’era la vita a Bengasi, nella Libia italiana, alla vigilia dello scoppio della Seconda guerra mondiale? I ricordi di Agatina Ajello ricostruiscono nei più piccoli dettagli le condizioni in cui versava una famiglia povera di coloni. Il punto di vista è quello di un’adolescente di allora.
Quando scoppiò l’ultima guerra mondiale mi trovavo a Bengasi (Libia) perché lì ero nata. Avevo 16 anni, l’età più bella, quella dei sogni impossibili, delle ribellioni improvvise e inquietudini, amavo quella terra infuocata e piena di misteri. Ero nata in tini vecchia casa araba, papà istintivo, quasi selvaggio era emigrato dalla Sicilia quando aveva poco più di 16 anni. Era uno deli tanti figli delle famiglie numerose siciliane. Abbandonato a se stesso e richiamato in Colonia da un fratello maggiore che in quel periodo aveva terminato il servizio militare. Mangiavo la Tahbia, una sostanza dolce e odorosa che si squagliava in bocca e che faceva la gioia di noi bambini arabi e italiani; eravamo sudici, crudeli e quando si litigava, tiravamo pietre, snocciolavamo parolacce in arabo (ricordo soltanto queste). Poi facevamo la pace e mentre e mentre in lontananza vedevamo ragazzini ebrei: allora ci univamo in coro e a e a squarciagola ritmata e con sprezzo gridavamo: “Ebrei, giudei, attaccate la colonna con cento scalette, ebrei maledetti”. E giù pietre.
Nelle notti umide d’inverno, quando pioveva, la mamma metteva per terra – la bagnarola – cosi la chiamava, perché dal tetto pioveva. Il grande cortile era sempre pieno di insetti, ma ciò che a me faceva ribrezzo misto a paura, erano le lucertole e gli scorpioni. La sporcizia e il cattivo odore provenivano anche dalla casa accanto (ci divideva soltanto un muro di grosse pietre, messe l’uno sull’altra), dove spesso appendevano ad asciugare al sole, la carne e la pelle di montone. Si sentiva un puzzo insopportabile e il caldo del deserto, trasformava l’aria, afosa e irrespirabile ed in particolare, quando papà alla sera prima di andare a letto spruzzava nelle camere il Flit, per uccidere i vari insetti che volavano intorno a noi, io, che soffrivo di bronchite asmatica (ma allora nessuno capiva niente), mi dimenavo tutta, non respiravo più, gridavo, chiedendo a mio padre di aprire le finestre, che lui chiudeva affinché questi morissero; non comprendendo che la più danneggiata ero io.
Il viaggio

Mestieri
studenteLivello di scolarizzazione
licenza media inferiorePaesi di emigrazione
LibiaPeriodo storico
Periodo tra le due guerre mondiali (1914-1945)Gli altri racconti di Agatina Ajello
Una bimba a Bengasi
Mi sentivo bene quando andavo al Palmeto a caccia con papà, con il suo primo cane...
Discriminazioni
Intanto io crescevo in un mondo di emozioni che non riuscivo a controllare. I matrimoni arabi...
Le tasche sempre vuote
La quinta elementare, anche se ripetente per ragioni familiari, (durante gli esami andai in Sicilia al...