Le capriole dei pinguini

Paesi di emigrazione
Sud America, , Nord America, AsiaData di partenza
1907Periodo storico
Periodo post-unitario (1876-1914)

La spettacolarità della natura, che si rivela agli occhi di Sebastiano Mele di fronte alla Terra del Fuoco, in Sud America.
13-2-908 Partenza per Punta Arenas
Il giorno 13 alle 11,10 con tempo buono partiamo diretti per Io stretto di Magellano. Il 19 mattina avvistiamo terra; una gran quantità di erba trasportata dalla corrente attesta che siamo in vicinanza dello stretto. A mezzodì la fitta nebbia ci costringe a diminuire dì velocità e ad atterrare a ridosso di Punta Zeolous. All’alba del 20 partiamo per Punta Arenas e alle 17 prendiamo la fonda. Paese nascente sul pendio di una collina da poco disboscata, dalle belle casette disposte a quadro, all’americana. Fa freddo e il giorno è un continuo crepuscolo. E’ un punto di rifornimento molto frequentato. Un centinaio di Italiani che vi si sono stabiliti, formano la colonia che non ha mancato di dare, l’ormai rituale ricevimento, ai marinai della patria lontana. La città non ha alcuna attrattiva. In compenso però vi si comprano buone pelli di guanaco e di martora e un italiano (fiorentino), che a bordo fa da spiccia faccende, il più raccomandato in questo genere di commercio. Per il carbone il piroscafo vi attracca al bordo e con mezzi propri rifornisce la nave. Di fronte, a qualche miglio, si delinea la terra del Fuoco. Partiamo alle 20, 25 del 25 internandoci per lo stretto di Magellano fino a Boria Bay ove siamo costretti ad ancorare per aspettare l’alba del 27. E’ costume che ogni nave che vi approdi vi lasci un ricordo. Infatti sugli alberi, inchiodati sui tronchi di essi o infitti nella terra, vi si osservano tabelle di ogni forma, colore e dimensione con inciso il nome della nave che ve l’ha messo e la data. Sui monti alti che attorniano questo magnifico porto naturale, vi si scorgono, a brevissima distanza dal mare, dei ghiacciai immensi. Sulla spiaggia i pinguini fanno le capriole, rincorrendosi veloci e la sciando dietro loro una scia bianca e così dritta da rassomigliare a quella di un siluro. La notte di un silenzio sepolcrale e di un buio pauroso non interrotto che dal gorgoglio di una qualche cascatella proveniente dai secolari ghiacciai e le cui acque si perdono poi nel silenzio fra il muschio e i sassi per poi riapparire cristalline sulla spiaggia. Qualche foca ogni tanto fa capolino a qualche metro dì distanza da noi sbuffando. Si prova ad inseguirle ma non ci dan tempo poiché al minimo cenno si tuffano per levarsi poi, magari, nello stesso posto di prima. L’indomani dopo aver piantata la nostra brava tabella partiamo per imboccare lo Smith. Vi entriamo di buon’ora. Qui la grandiosità della natura raggiunge il massimo dello sfarzo. Tutto quel dedalo di canali inghirlandati da una flora fittissima e perennemente verde da al luogo un aspetto paradisiaco. Tutto è immacolato. Le piante delle quali non so dare il vero nome, sono fragilissime ed ai più grossi tronchi non vi si potrebbe assicurare un agnello. Tutto è delicato come la loro tinta.
Il viaggio

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Sud America, , Nord America, AsiaData di partenza
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