Per la prima volta all’estero

Mestieri
impiegatoLivello di scolarizzazione
licenza elementarePaesi di emigrazione
FranciaData di partenza
1940Periodo storico
Periodo tra le due guerre mondiali (1914-1945)

Le azioni che caratterizzano la breve avanzata del Regio Esercito italiano, in guerra contro la Francia nel 1940, nella testimonianza del soldato Antonio Brunello, schierato sul Moncenisio.
Verso le cinque, alle prime luci del giorno, abbiamo iniziato la discesa sul versante francese. Per la prima volta andavo all’estero… e senza passaporto. La discesa era pericolosa perché in forte pendenza; sentieri non ce n’erano. Il nostro fido ’91’ era per noi una manna perché ci serviva da alpestok. In terra, qualche piccolo spiazzo di neve, poca per fortuna, ma sufficiente per crearci il pericolo di scivolare e andare a scarivoltoloni fino in fondo tutto d’un fiato. C’era la nebbia che ci teneva nascosti ma a un certo momento s’é fatto vedere il sole, solo per qualche minuto ma abbastanza per fare in tempo a vedere giù in basso il piccolo villaggio francese di Lanslebou. Non so se da laggiù i francesi ci abbiano visto, certo é che saremmo stati per loro in ottimo bersaglio. Giunti in fondo alla ripida discesa siamo stati avvertiti di procedere con cautela, perché nei pressi ci doveva essere un fortino francese. Più tardi infatti l’abbiamo visto, ma era fuori uso. Ci siamo fermati su un’ampia radura; sulla nostra destra si vedeva una mulattiera larga che scendeva a valle. Più a sinistra la larga vallata portava in direzione di Lanslebou, più a sinistra ancora, una piccola strettoia, oltre la quale si andava verso un fortino che, come abbiamo saputo più tardi, si chiamava “La Ramasses”. E’ stata mandata in ispezione una pattuglia della sesta compagnia per saggiare la situazione. E` tornata dopo qualche ora, avvertendo che un reparto di francesi era in marcia verso di noi, sulla strada mulattiera. Sono state subito piazzate le mitraglie, aspettando per qualche tempo se arrivavano i francesi. Nel frattempo si era messo a piovere forte. A un certo momento si é sentito un parlottare di gente che veniva su per la mulattiera, alla nostra destra. In quel momento la nebbia non lasciava vedere oltre gli 8 – 10 metri. Tutte le mitraglie sono state indirizzate verso il punto da dove si sentiva parlare. Il capitano Bellazzi gridò: “Mitraglieri d’Italia, pronti a sparare!” Ma dall’altra parte un’altra voce gli fece eco: “Fermi fermi, siamo italiani!” Si trattava del -plotone -mortai! Poteva succedere un macello!
Qualche tempo più tardi, la quinta compagnia é stata avviata giù per la vallata, verso Lansleboun e, subito dopo, siamo partiti noi della prima squadra, tenendoci sulla sinistra. Il compito nostro era di andare verso il fortino, però si siamo dovuti fermare dopo pochi metri, appena fuori la strettoia. Ci si trovava allo scoperto ed eravamo stati investiti da continue raffiche delle Saint-Etienne francesi. Mi sono buttato lungo disteso per terra, vicino a tre compagni, ma la situazione era quanto mai precaria perché si era bene in vista dei francesi. Davanti a me c’era un piccolo cespuglio, ma cosa poteva fare poverino! Avrei voluto mettermi tutto dentro nell’elmetto, magari anche col voluminoso zaino che avevo sulla schiena. Sopra le nostre teste era un continuo fischiare di pallottole. E se qualcuna fosse andata a infilarsi dentro lo zaino, carico di cartucce?
Siamo stati fermi in quella posizione per un po’ di tempo fin che é venuta un’ondata di nebbia a darci una mano. E’ proprio il caso di dire che qua la nebbia é una cara amica. Ci siamo spostati un po’ più avanti, ma al riparo da un piccolo promontorio.
Cominciava farsi sera e abbiamo preso posto vicino a una piccola costruzione in muro, un po’ più grande di una garitta militare. All’esterno sono state piazzate due mitraglie e vicino si son messi quattro soldati col compito di sparare qual che raffica di tanto in tanto. Il resto del gruppo, io compre so, é arretrato per un centinaio di metri dove avevamo visto una casa, vuota naturalmente. Dentro abbiamo trovato qualche letto, ma solo lo scheletro. Per noi era più che sufficiente. C’era in giro anche un po’ di paglia e, alla buona’, ci siamo accomodati. Se non altro, eravamo al coperto.
Il viaggio

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