Prigioniero

Mestieri
falegnameLivello di scolarizzazione
Paesi di emigrazione
Russia, CinaData di partenza
1914Periodo storico
Periodo tra le due guerre mondiali (1914-1945)Temi
guerra

Temi
guerraDopo un lungo periodo trascorso in retrovia e poi in malattia, Francesco Marchio, soldato di etnia italiana arruolato nell'esercito austroungarico durante la Grande Guerra, torna in prima linea con un’idea ben precisa: consegnarsi prigioniero ai russi. L’occasione buona gli capita il 10 giugno, in Volinia, durante quella che passerà alla storia come offensiva Brusilov.
Dopo un mese partimo per la Vilinia altro deto. Smontati del treno, dopo due giorni di marcia, siamo arrivati al fronte, era circa la mezza notte. Erimo in piena offensiva, in una posizione buona per rimaner, o tutti malsacrati, o tutti presi , Prevalse la seconda. Il dopo domani che era il 10 giugno 1916, ondate di paura passava per la trupa, si legeva negli occhi di tutti una preocupazione che superava, che andava oltre il straordinario, era circa mezzogiorno, la bolgia aveva raggiunto sproporzioni inenarabili. Erimo dietro una picola colina che aspetavimo l’ordine d’attaco, sotto una vera pioggia di granate, srapnels mine, mitragliatrici e fucili. Piutosto bianchi che rossi, si comentava quella tropo ingarbugliata situazione. Si diceva: Questa giornata sarà per noi l’ultima. Uno diceva: povera la mia mamma. L’altro : povera la mia sorella. Altri: poveri figli miei mai più gli rivedrò. Altri con la fotografia, della sposa, o dei figli, o di altre persone care pareva, volevano dare l’estremo saluto. Ogni tanto ci salutava qualche aereoplano russo, veri messaggi di morte. Sempre più fermi nel proposito di non tornare più in dietro. Oramai la carta era giucata, ci aspetava la morte, avanti, e indietro. Se ci prende la fanteria, siamo salvi se ci prende i cosachi siamo morti, e se ci assalta i cerchiesi, siamo fati a pezzi. D’inquando, in quando passava qualche compagnia all’assalto. Sempre a sinistra, nella qual posizione potevimo dominare con l’occhio per un tratto abbastanza grando. Quando guadagnavano l’estremita della colina, la compagnia era gia smezzata. Tutti gli assalti s’infrangevano. I russi diventavano sempre più minaciosi. Ora, viene la nostra volta. All’armi! all’armi ! all’armi!!! Tutti in piedi. Il fuocco aumentava ancora. Non si sale la colina, un altro ordine, cioè d’imbocare un lungo fossato, alla nostra sinistra, che si scostava gradatamente dal fronte russo. Gli dico all’amico: cambiamo posizione. No! dice lui, questa mi da l’odore di una ritirata. Io no, e lui si. Inverita era una ritirata, e che ritirata. Io però pensai di dare esecuzione al mio progetto, che era quello di non ritirarmi. Chiamai l’amico, sempre di corsa ma l’amico non c’era più ci avevimo smariti. Allora solo, saltai fuori del fossato per non caminare, sui cadaveri, e su ferriti, anche per il fato, che il pericolo era lostesso. Sempre in mezzo a due fuocchi, infuriava le palotole di tutti i calibri, Sicome avevimo un complesso che s’aggirava oltre i trentacinque chilogrami, gia divenuto insoportabile, e per il quale costituiva, un’ostacolo senza pari , ogni tanto gettavo un pezzo per allegerirmi, non per tanto venivo sempre meno in fato di forze. Ora siccome tutti i mali non vengono per nuocere, pensai di riparare in un bucco fato in quel momento da una granata, perché dificilmente cade un altra nella medesima posizione dato lo squotimento del cannone. A un centinaio di metri, vedo, un soldato che si sbaraza del zaino, tascapane, fucile ecc. e cominciava corere da sinistra a destra, io sapevo che da quella parte erano i russi, ma non gli avevo ancora visti, perche la colina me lo impediva. Tutto questo in meno che si dica. Abbandonai l’idea dell buco mi sbarazai di tutto, e di corsa verso i russi. Non avevo più forsa, ero ridoto ai minimi termini, non escluso il pericolo di venire ripresi dalla cavaleria Austriaca. La testa era giucata un tutte le maniere. Fatti un quattrocento passi, vedo il mio plotone senza armi, con i fasoletti bianchi, in segno di resa, e sempre di corsa, nel qual caso non potevo mai ragiungerlo, perche io dovevo corere al dopio, imaginarsi chi poteva corere il doppio, tratava di non morire. Stavo per guadagnare la cima della colina, quando mi si presenta soldati a cavallo che non avevo mai veduti, Eramo (cierchiesi) Questi sono turchi , hanno tutte le carateristiche del nomade, non e che spade, lancie, e l’imancabile pugnale, che lo portano alla cintola anche quando vano al leto, feroci per ecelenza, vestono come vogliono, chi ha i calzoni rossi, chi bleu, altri verdi ecc. Portano una bereta di forma cilindrica, ragiunge il diametro di quaranta centimetri, e un’altezza anche di quaranta centimetri, qualche cosa di spaventoso il vederli, strisciano per l’erba con il pugnale fra i denti, senza rendersi accesibili al nemico. A quella vista cominciavo smarirmi, non sapevo più se ero io, se ero un altro se sognavo, se ero in cinematografo, se legevo qualche romanzo d’aventure,. In uno sforzo supremo, riebbi la ragione e mi considerai morto. Veloci passavano vicino al mio plotone, tirando colpi di spada, e di lancia, che venivano scansati, anzi schivati con meravigliosa abilità. Esausti fino che si vuole ma si tratava che passato quel pericolo, non c’era più guerra per noi, sono momenti quelli che si diventa d’acciaio. Allora racolsi tutte quelle forze che non avevo più continuai la corsa sempre contro i cerchiesi una mossa per scapare la testa era persa. Ora siccome i primi non erano tanto compati, potei, sgaiatolare un po a destra o un po a sinistra, in modo da passare tra l’uno e l’altro, finchè trovai i primi soldati russi, cioe la fanteria. Li mi sono un po rassicurato, feci un ultimo incomparabile sforso, dove guadagnai il di dietro della colina, un po a riparo dalle pallotole, dei fucili, ma portata dell’artiglieria. Mi rovesciai a terra, come un cencio bagnato, completamente esausto, facevo fatica respirare, sete da non poterla misurare, vicino era un piccolo torente, ma non avevo la forsa di ragiungerlo ed è stato meglio, perche sarei morto sul colpo. Alzo la testa e vedo un soldato che accompagnava un altro soldato, il quale aveva preso una palotola nell’anca destra, e e fuori dall’anca sinistra. Avevano bisogno di un aiuto, ero tropo io solo, andai all’altro fianco, lo abbiamo condoto dove, ricevevano le prime cure. Il dottore parlava tedesco, e il resto fece lui.
Il viaggio

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