Senza soldi e senza donne

Paesi di emigrazione
EtiopiaData di partenza
1935Periodo storico
Periodo tra le due guerre mondiali (1914-1945)Temi
colonialismoTemi
colonialismoPedemonte, da poco promosso sergente, offre uno spaccato della vita coloniale condotta dai soldati italiani alla fine della guerra combattuta contro l’Etiopia nel 1936.
l’ultima marcia ho visto degli abissini con i piedi pieni di piaghe; secondo le voci che correvano al Comando tali piaghe erano state prodotte dal gas di pirite. A Dessié gli indigeni si facevano veder poco in giro e le sciarmutte o eventuali aspiranti non esistevano, almeno per noi militari. Francamente non comprendevamo come e con che cosa vivesse questa gente. Intanto tutto il materiale che era servito durante la guerra veniva consegnato ad un reparto appositamente costituito dal Comando Supremo e praticamente restammo con le nostre scartoffie per creare poi ad Asmara l’Ufficio Stralcio del Quartier Generale del Corpo d’Armata Indigeni. Sempre a Dessié, un giorno, mi trovavo in ufficio (come al solito la tenda era divisa in due settori: una metà era ufficio, l’altra metà riservata al Maggiore), allorché egli disse ad un suo collega, riferendosi a me: “Io vorrei compensare quel ragazzo di là in qualche modo, ha lavorato bene, la contabilità è perfetta, non so nemmeno io come premiarlo”. Dopo qualche giorno, mentre ero in branda con la febbre gastro-reumatia, egli entrò per darmi un foglio e mi disse: “mettiti i gradi, te li meriti”. Ero stato promosso sergente per meriti eccezionali … Ormai la guerra era finita e noi eravamo contenti per- ché speravamo di ritornare presto in patria; invece io attesi altri sette mesi ed alcuni miei compagni anche un anno.
A Dessié, come ho già detto, era praticamente impossibile trovare delle ragazze disponibili e, qualche volta, mandai alla ricerca l’ascari, il quale però tornò a mani vuote. Vedevo qualche bella abissina: alcune erano veramente belle, con gli stessi nostri lineamenti, la pelle non era nera ma grigia scura e sembrava velluto. Fu un periodo di astinenza nonostante che anche lì il clima eccitasse gli istinti sessuali dei bianchi. Finalmente ci trasferimmo ad Asmara e venne costituito l’Ufficio Spedizioni del Governo Regionale di Gondar, a capo del quale venne nominato il Generale Pirzio Piroli. Ai pochi prediletti del nostro Maggiore, che comandava l’ufficio spedizioni venne assegnato l’Ufficio Stralcio del Corpo d’Armata Indigeni. Ne facevamo parte alcuni fra i vecchi componenti il Quartier Generale, cioè il Maresciallo Poverelli, io, il bedoniese e altri due soldati. Praticamente non facevano niente tutto il giorno. Fu costituita una mensa sottufficiali presso la quale si mangiava molto bene perché coloro che la gestivano erano riusciti ad accaparrarsi, non so in quale modo, un cuoco indigeno dell’Alto Comando veramente bravo. Per turno sono stato un mese addetto alla mensa. Ogni mattina facevo comprare la stessa roba ed a mezzogiorno e la sera il cuoco preparava sempre qualche piatto nuovo. Purtroppo la retta era alta, dodici lire al giorno. Io, quale sergente, ne guadagnavo circa 20. Appena ero stato promosso avevo scritto ai miei di non mandarmi più soldi, ma ora, vista la situazione, richiesi nuovamente una congrua sovvenzione mensile, che mio padre e mia madre inviarono subito.
Il viaggio

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