Un inferno di fuoco

Mestieri
architettoLivello di scolarizzazione
laureaPaesi di emigrazione
LibiaData di partenza
1928Periodo storico
Periodo tra le due guerre mondiali (1914-1945)

La vita a Bengasi, splendida nei ricordi di infanzia di Angelo Nicosia, cambia radicalmente a partire dall’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale.
La vita a Bengasi, per noi Italiani, scorreva felice e con tanta soddisfazione, lavorando sodo e guadagnando bene, sino a quando scoppiò la guerra. Poi tutto cominciò a diventare difficile, con il passare del tempo.
La scarsità dei rifornimenti cominciò a preoccuparci, e il commercio iniziò a risentirne anche se, dicevano, doveva trattarsi di una guerra lampo, che avremmo sicuramente vinto. Infatti, così sembrò inizialmente, con la veloce avanzata delle nostre truppe, verso Alessandria d’Egitto e Marsa Matrùk.
Ma prima la morte di Italo Balbo, sul cielo di Tobruk, (abbattuto si vociferava, “casualmente”, dalla nostra contraerea), dopo, l’affondamento della nostra nave da guerra San Giorgio e quindi i bombardamenti che iniziarono a distruggere la nostra città, ci fecero allarmare moltissimo.
Noi ragazzi, però, nati nel clima di “Credere, Obbedire e Combattere”, e ignari della sorte che ci sarebbe toccata, ci entusiasmavamo a sentire i bollettini di guerra, che magnificavano la fulminea avanzata verso il Cairo.
Avevano richiamato alle armi come artigliere, anche mio padre, che sotto il peso dei suoi cinquantuno anni, era stato costretto a vestire la divisa militare della M.V.S.N., (Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale) del regime e ad aggregarsi ad un presidio della contraerea, alla Giuliana.
E così, io facevo il tifo per lui, la sera, salendo sul terrazzo, appena si sentiva l’ululato lugubre delle sirene, che ci avvertivano delle incursioni di aerei nemici.
Armato di una bagnarola di lamierino di ferro zincato che tenevo alta sulla mia testa, con le due mani serrate sui larghi manici, per proteggermi dalle schegge, (così credevo), stavo ad osservare il cielo, atteggiandomi a “piccola vedetta ……….libica”, con l’elmetto in testa come il “Feroce Saladino”, di buona memoria giovanile.
All’avvicinarsi di quel suono tipico e caratteristico che facevano i motori degli aerei inglesi (Uaan–Uaan–Uaan), che riconoscevo subito a distanza, la volta celeste si illuminava d’incanto, scrutata da decine di fotoelettriche che sciabolavano l’aria, alla ricerca del nemico. Quando l’aereo era inquadrato da una di esse, tutte le altre collocate attorno alla città, si dirigevano sull’obbiettivo formando come una grande piramide di fasci di luce. E cominciava “lo spettacolo”, che con grande infantile incoscienza ogni sera andavo ad assistere !!.
Un inferno di fuoco!.
Il viaggio

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