Una casa tutta loro

Mestieri
tornitoreLivello di scolarizzazione
licenza elementarePaesi di emigrazione
SvizzeraData di partenza
1956Periodo storico
Periodo post seconda guerra mondiale (1946-1976)Dopo qualche mese dal trasferimento in Svizzera, incoraggiato dai primi risparmi, Beniamino studia il trasferimento in una casa indipendente, non più condivisa con altri emigrati.
E così si passavano le serate di domenica, qualche volta si andava a vedere qualche film quando lo facevano in Italiano e così ci sembrava che si era nei nostri paesi durante la proiezione del film, almeno col pensiero, ma durava pocco, la realtà ritornava alla fine della pelicola quando si usciva fuori, si era ormai nel mese di aprile […] ora si pensava di metere da parte un po di soldi, perché stavamo studiando di portarci la piccola ale ferie di Luglio, è tre mesi passavano svelti, perciò mi interessai per un’abitazione che fossimo da soli, e che potessimo avere il posto per la bambina; per prima chiesi a quel bergamasco che lavorava con me, che eravamo in quel tempo già diventati buoni amici, lui mi disse che anche il padrone aveva camere afitate, è che provassi a domandare a lui, poi mi disse che la moglie del padrone e del kanton francese è capisce molte parole di italiano più del marito […]
Ma anche con la signora non si poteva fare un discorso, perché capiva solo qualche parola ma ala fine siamo riusciti a capirci, lei ci aveva promesso che aveva si tre appartamenti afitati ma erano ocupati, però diceva uno e grande e possiamo far spostare una signorina che ocupa una grande camera a piano terra e voi potete andare li, lei ci disse che al piu presto il marito avrebe sistemato tutto, così portare bambina, già prima delle ferie ci disse che la camera era pronta ci disse di andare a vederla era a venti metri della fabrica dove lavoravo, era una bella camera grande, con un letto matrimoniale, due sedie, un tavolo, e un grande armadio per i vestiti, poi cera una stuffa in ghisa in un angolo per riscaldare la camera, che quando la caricavo faceva veramente caldo, una volta quasi bruciavo il leto perché era li vicino, poi fuori cera un coridoio e cera una casseta con un fornelo a gas, è sotto il posto per mettere la bombola del gas, di fronte cera la lavanderia dove se ne servivano pure gli altri.
E noi si era già contenti che a vevamo già la camera pronta per quando portavamo la bambina, il leto era grandissimo e la piccola potteva benissimo stre in mezo a noi, lui ci diede la chiave e ci disse che potevamo andare ad’abitarci quando volevamo, noi piano piano di sera ci siam trasferiti, ma sinceramente ci sentivamo a disaggio su quela camera da soli abituati comeravamo in compagnia, è per un paio di sere tornavamo sempre la, fino che ci siamo stacati, definitivamente, tanto mia moglie con la sua mica si vedevano ogni tanto in fabrica, prima che arivassero le ferie ci siamo voluti fare la foto per mandarne una ai miei è una a mia suocera, questa è la prima fotto che abiamo fato in Svizzera, e si vede l’espressione del viso di mia moglie come è triste, lei non poteva abituarsi in terra straniera,è ancoa oggi dopo trascorsi quasi cinquantini non’e abituata al cento per cento, come si dovrebe essere, per questo ora penso che con l’arivo della piccola cambierà ma ne son pocco convinto, è io non mi sbaglio quasi mai.
Io non’è che mi trovi come la mia terra ma cerco di adattarmi per poter vivere meglio, perché col cuore afranto, e sempre gonfio non si può viver benee tantomeno lavorare, ci vuole spensierattezza per andar avanti con la vita […].
Il viaggio

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